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martedì 30 marzo 2010

IL CORPO UMANO È UN LIBRO APERTO

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21 Agosto 2008

IL CORPO UMANO E’ UN LIBRO APERTO


Nessuna consultazione di libri sacri e nessun dietologo sono necessari per spiegare l’homo sapiens

Esistono testi sacri e testi profani dove si fa un gran parlare di salute e malattia, dove si fanno promesse di perfetta salute e di protezione da tutti i problemi psicofisici, a patto di stare in armonia con questo o con quello.
Senza voler entrare nelle variegate teorie fideistiche e animistiche in circolazione, diciamo che non servono libri sacri, non servono Corani o Bibbie, per capire i segreti fisici, psicologici e biochimici racchiusi nella creatura chiamata uomo.
Non servono nemmeno nutrizionisti e dietologi, sempre solerti a propinare le loro ultime trovate, le loro cervellotiche diete, i loro trucchi nutrizionali complicati e innaturali.
Il corpo umano, la psiche umana, la parte più nobile e sensibile chiamata anima, sono un libro aperto, sono essi stessi la bibbia scritta dalle sapienti mani del Creatore, la bibbia contenente tutti i dati e tutte le spiegazioni esistenziali ed operative, sono essi stessi il manuale di funzionamento ideale della macchina umana.
Sia che si voglia dare credito alle religioni, ai giardini paradisiaci di partenza di pochi millenni addietro, o che si voglia cominciare dai milioni di anni dei primi resti umani o umanoidi, seguendo poi le teorie darwiniane sull’evoluzione, arriviamo alle medesime conclusioni sulla natura vegetariana-fruttariana, e sulla personalità riflessiva e intellettiva dell’essere umano, non a caso definito homo sapiens.

Mille prove a dimostrazione che l’uomo è il principe dei fruttariani

Già il portamento eretto e l’andamento quasi precario su due gambe dimostrano che non siamo fatti per inseguire delle prede viventi sugli alberi, sulla terra o nell’acqua.
Gli occhi, posti in posizione frontale e non ai lati, testimoniano pure uno scarso interesse della natura umana a cercare e scorgere prede in continuazione.
Per non dire delle nostre mani progettate non per uccidere ma per raccogliere frutta o al massimo per accarezzare gli animali abbordabili, più che colpirli e ferirli, per scrivere e disegnare, per firmare in modo onorevole la nostra presenza limitata e a singhiozzo nell’universo delle cose tangibili.
Non siamo affatto una macchina da guerra e un apparato aggressivo, un arnese vivente studiato per offendere e sbranare altri esseri viventi.
La dentatura umana conferma le nostre tipiche caratteristiche di mangiatori di frutta, verdura, radici, noci e semi
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Ancora più significativo il nostro sistema gastrointestinale, involuto e complesso, lungo ben otto volte la misura del nostro tronco, e dunque totalmente inadatto a digerire ed assimilare un materiale estremamente tossico, deperibile e putrescibile quale la carne.
Meno evidente all’occhio, ma significativa sul piano biochimico, la presenza assai scarsa di acido cloridrico per attaccare e disgregare le proteine in aminoacidi (mentre, nei carnivori, non solo il tubo digerente è più semplice, tozzo e corto, ma la presenza acido-cloridrica è 10 volte superiore).
Pure nascosta, interna, ma basilare per la neutralizzazione totale dei micidiali acidi urici generati dalla carne, la totale assenza dell’enzima urikase (che non fa invece difetto agli animali carnivori).
Le reazioni delle T-cells, ovvero dei linfociti che si moltiplicano per tre (da 6000 a 18000 per mmc di sangue, come esperimenti Kautchakoff 1930), a ogni trasgressione alimentare umana a base di carne, incrementando temperatura e battito cardiaco, dando sensazioni apparenti e temporanee di potenza e dunque dopando sistematicamente il nostro organismo, stanno pure a significare che quello non è per niente il nostro carburante.

Le inadeguatezze, le contraddizioni e le miserie di tutte le diete

Tutte le diete d’autore in circolazione, tipo quelle morte e sepolte, condannate dai fatti e dalla storia, e fatte poi risuscitare (tipo la micidiale dieta Atkins, e le tante altre diete che si ispirano ad Atkins, come la Zone Diet di Barry Sears e la South Beach Diet di Agatson, o quelle di Peter D’Adamo sui gruppi sanguigni, o quelle dell’Astronauta e quella dello Squalo, sono tutte improntate alla improvvisazione, alla corruttibile fantasia umana, alla ambizione di voler emergere e fare dei soldi alle spalle delle sofferenze altrui.
E’ chiaro che per rendersi più credibili ed accettabili, i dietologi includano spezzoni e brani di verità tolte dal loro bagaglio medicale, ma poi manca loro totalmente il collante e l’anima virtuosa che stanno alla base delle affermazioni veritiere in qualunque ramo dello scibile.
Tutti gli autori difendono a parole il cibo naturale, la frutta e la verdura. Ma non ti dicono che la frutta stessa è il maggiore antiossidante e il maggiore cibo alcalinizzante presente in natura. Si guardano bene dal commettere l’errore di cadere nella trappola delle dichiarazioni compromettenti e difficili poi da smentire.
Parlano pure di radicali liberi e di antiossidanti, ma senza approfondire i concetti, senza arrivare al punto critico di confessare che le proteine della carne e del latte causano alla fine grossi processi ossidativi.
Come potrebbero mai descrivere tali dettagli quando le proteine animali sono poi al vertice delle loro diete?
E la cottura? E la salatura? E l’acidificazione del sangue?
Tutto dimenticato ad arte.
Parlano pure della grande utilità dell’esercizio fisico (che beninteso pure noi approviamo), dimenticando però che la ginnastica più importante è quella di far lavorare bene e regolarmente il proprio cervello e di selezionare attentamente le cose da inserire e quelle da scartare.
E scordano che, prima ancora dell’esercizio in palestra, viene quello delle camminate, del nuoto e del ciclismo, e che occorre masticare bene le sostanze giuste, e guadagnarsi un metabolismo regolare e completo, e non come avviene con le loro diete stitiche, innaturali, concentrate, acidificanti e ossidanti, regolarmente corrette da diuretici e purganti.
Un altro ottimo tipo di esercizio aerobico, almeno per chi ci tiene e per chi può, è quello di avere ottimi rapporti con la partner giusta, senza l’ausilio dei loro integratori e dei loro Viagra.
Perché noi siamo inguaribilmente legati alla natura in tutti i sensi e in tutte le direzioni
Le gyms e il culturismo, entro certi limiti, possono anche andare bene, a patto di non scordarsi i muscoli nobili che presiedono alla sensibilità e alla sana eccitazione, alla pulsione vitale chiamata erezione.


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Ed esistono pure i micro-muscoli che portano alla compassione e all’intenerimento del cuore, all’interessamento verso gli altri, alla sensibilità verso gli esseri più maltrattati della Terra.
Trattasi di muscoli sottili impercettibili, che tuttavia esistono, e che sono anche più importanti dei bicipiti che fanno inorgoglire di vanità i culturisti.
Sarà opportuno che certa gente impari a sviluppare anche questo tipo di micro-muscolatura, per la quale più che i pesi e le sessioni in palestra, servono alcune visite alle stalle e ai mattatoi, dove si tocca con mano e coi propri timpani quanto avviene nei piani bassi e disperanti del nostro bel pianeta.
Se ci dimentichiamo di queste cose, possiamo diventare sì degli atleti, ma restiamo sempre uomini difettosi e impotenti. Perché il corpo umano, piaccia o no agli specialisti, non è divisibile in compartimenti stagni e sezioni, ma è un tutto uno, incluso corpo eterico ed anima.
Per capire la validità di un sistema nutrizionale stabile, o anche di una dieta transitoria e di emergenza, occorre rapportarla a tutte le considerazioni fatte in questo quadro.
Quando poi ci accorgiamo che questi dietologi finiscono tutti per fare pesante ricorso alle vitamine (necessariamente sintetiche e false), agli integratori minerali (necessariamente inorganici e senza speranza), agli antiossidanti di sintesi e di emergenza (necessariamente dopanti), e dunque a farmaci e medicinali, causativi di effetti collaterali di ogni genere, casca il palco e casca l’asino.

L’unica raccomandazione medico-dietetica onesta ed eccellente degli ultimi venti anni è l’esperimento 2001 della Cambridge University

Gli esperimenti epocali di eccezionale importanza e valore, come quello della Cambridge University 2001, vengono sistematicamente boicottati, secretati, silenziati, insabbiati, tenuti accuratamente nascosti alla popolazione.
Perché?
Molto semplice. Perché hanno un alto valore destabilizzante verso l’Impero del Male, verso la coalizione maligna dei fabbricanti di prodotti sbagliati e del vasto indotto industriale, commerciale e politico che essi hanno generato intorno a sé.
Cambridge 2001 rimane una pietra miliare, uno dei più massicci test mai realizzati da un team universitario di ricercatori medici, che ha coinvolto 20 mila soggetti nella contea inglese di Norfolk.
I risultati ottenuti sono stati inattesi e sorprendenti.
L’unico modo per stare bene e tenersi lontani dalle maggiori patologie killer dei giorni nostri, come cancro e cardiopatie, è di moltiplicare per cinque e per sei il consumo di vitamine C ed E (rigorosamente naturali, da frutta e verdura cruda, dato che le sintetiche non apportano alcun valore, aldilà dell’effetto drogante), e di adottare una dieta giornaliera di base imperniata su almeno cinque pasti di sola frutta fresca e secca.
Qualunque cosa che si riesca ad aggiungere ed integrare in termini di cibi il più possibile naturali, tipo radici e semi e legumi va benissimo.
I cibi incompatibili vanno evitati.
Ogni compromesso e ogni deviazione sono possibili ma comportano dei costi certi.
Ma, francamente, quando si procede a un ritmo giornaliero di cinque piatti veri di frutta viva, molto poco è possibile inserire.
Specie in termini di cibi morti, di cibi cotti, di cibi monnezza.
E assolutamente nulla in fatto di cibi animali.
Per il semplice motivo che la frutta, per essere digerita e metabolizzata bene, richiede una sola cosa, e cioè che stomaco e intestino siano sgombri da cibi di seconda e terza classe, da residui proteici che farebbero degenerare e fermentare (fermentazione zuccheri) e putrefare il bolo (putrefazione proteine).


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La frutta ci garantisce un ottimo apporto di A) Enzimi, B) Calorie, C) Proteine, D) Vitamine, in particolare C ed E, ma anche il gruppo B, da noci, semi e cereali, E) Minerali organici, F) Auxoni, o Fattori di crescita, G) Bioflavonoidi, H) Polifenoli Omega-3 crudi, da eccellenti prostaglandine tipo 1 e 3-positivo (e non Omega-3 cotti, da mediocri e dopanti prostaglandine tipo 2-negativo, come quelle da pesce e da prodotti animali)
Queste prescrizioni di Cambridge, indirizzate alla popolazione mondiale, rappresentano una garanzia anche contro le altre maggiori malattie tipo congestione, obesità e diabete.
In altre parole la filosofia medica di Cambridge ha la valenza e il significato di una autentica proposta rivoluzionaria e vegana.
Il vantaggio di viaggiare da un continente all’altro è grande.
Ebbi infatti la fortuna già nel 2001, grazie al quotidiano taiwanese The China Post, di essere informato in dettaglio sul caso Cambridge.
Ma, il primo quotidiano italiano a citare di sfuggita l’esperimento inglese è stato il Corriere della Sera, con l’articolo La formula per vivere quattordici anni in più, firmato Adriana Bazzi, in data 9 Gennaio 2008.
Non sette giorni o sette settimane, ma addirittura sette anni dopo.
Nessun canale televisivo poi ha avuto il coraggio di lascia trapelare alcunché, quasi si volesse cancellare Cambridge dalla carta geografica.
Ma Cambridge non è Canicattì, Gorizia o Camerino.
Cambridge in Inghilterra è come dire Normale di Pisa e anche di più.
Cambridge è dal tredicesimo secolo il maggiore ateneo britannico, in diretta concorrenza con Oxford.
A Taiwan hanno di sicuro industrie della carne ma non così tante e così grosse come da noi.
Fatto sta che i loro giornali sanno essere spesso più veraci dei nostri.
Basta pensare agli orgogli nazionali del formaggio grana, della mortadella e del salame, dello zampone e del prosciutto.
Non ci aspettiamo sponsorizzazioni e supporti per questo quadro accusatorio preciso e impietoso contro carnivoristi e macellai, contro ideatori di diete rovina-gente, contro i disinformatori filo-proteine di ogni specie che si nascondono e si insediano all’interno di governi, istituzioni, ospedali, cliniche pediatriche, università, giornali, di ogni paese del mondo.
Ma auspichiamo invece un intenso passa-parola da parte di ogni uomo e donna amanti della verità, da parte di ogni ricercatore onesto e in buona fede, affinché l’umanità intera sappia da quale parte sta la ragione, e possa finalmente regolarsi e decidere in modo libero e indipendente il proprio modo di alimentarsi e di difendere la propria preziosissima salute.

Food enzymes, una verità scioccante che la maggioranza della gente tuttora ignora

A parte poche comprensibili eccezioni e qualche tollerabile compromesso, il cibo cotto è un vero e proprio attentato alla salute, una bestemmia dietologica, una dissolutezza e uno sproposito nutrizionale.
Diciamo qualcosa di scioccante ma assolutamente vero.
Qualcosa che dovrebbe far strizzare occhi e orecchi a molte persone. Soprattutto a quella vastissima maggioranza silenziosa che, in questo caso specifico, ha tutti i torti davvero, in quanto continua a trastullarsi con le zuppe, i brodi e gli spezzatini, ignara dei guai che si sta creando addosso.
Qualcosa che dovrebbe causare una gravissima crisi esistenziale in tutti gli autori americani delle indecenti diete in circolazione.



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I più preziosi e delicati elementi, che i cibi possono offrire, non sono affatto denominati proteine, vitamine, minerali, carboidrati, ma hanno due nomi che non si leggono mai nelle liste ufficiali degli alimenti, nelle famose diete da strapazzo, nelle piramidi alimentari scellerate che appaiono su riviste e giornali, nelle tabelle deviate della Fda e della Ndc (National Dairy Council), e nelle addomesticate bacheche medico-pediatriche ed ospedaliere del mondo intero.
Si tratta degli enzimi e delle acque biologiche zuccherine contenute nella frutta e nella verdura cruda.
Limitiamoci qui a parlare degli enzimi.
La fondamentale scoperta del ricercatore americano Prof Edward Howell sui food enzymes, aggiunge straordinari mattoni alle teorie fruttariane-vegane che stiamo qui sostenendo.
I food enzymes (che da noi vengono tradotti in vitalie), sostanze apparentemente impalpabili ma di enorme importanza, sono catalizzatori biologici magnetizzati, e si possono trovare solo all’interno dei cibi naturali vivi, non trattati e non cotti, come la frutta e i vegetali.
I progressi della conoscenza scientifica mostrano come dal 1930, dove solo 80 vitalie avevano nome e cognome, la cifra odierna di enzimi identificati e incasellati con tanto di nome, caratteristiche e precise funzioni organiche, si avvicina alle 2000 unità, suddivise in varie categorie (enzimi cardiaci, epatici, pancreatici, digestivi, renali, cerebrali, ecc).
Mangiare crudo significa ottenere dal cibo calorie gratuite, a costo digestivo-assimilativo zero.
I cibi crudi, grazie agli enzimi, si auto-digeriscono, e i nostri organi interni possono rilassarsi e andare quasi in vacanza.
Purtroppo, ogni qualvolta scaldiamo un cibo, dalla modesta temperatura di 60° C in su, tutti gli enzimi, come per magia negativa, vengono distrutti e scompaiono, per cui tale cibo diventa morto e devitalizzato.
E ciò costringe l’organismo a produrre enzimi organici interni per risolvere le impegnative funzioni digestive-assimilative attinenti a questi cibi ormai smagnetizzati e deattivati dalla cottura.
Il nostro corpo soffre e si stressa, i nostri organi interni si ingrossano, si dilatano e si ipertrofizzano, nel produrre nuovi enzimi (in particolare ciò succede a stomaco, fegato e pancreas), perché la natura non aveva previsto affatto questo ricorso sistematico a cibi cotti innaturali, e aveva inquadrato il prelevamento enzimatico nell’ambito delle operazioni straordinarie e di emergenza riservate al sistema immunitario.
Gli animali selvatici, infatti, godono di invidiabili condizioni enzimatiche mai compromesse e rovinate da continui e disordinati prelievi, e non sanno nemmeno cosa siano le malattie e la morte prima del tempo.
Una politica accorta e rispettosa, sull’uso razionale degli enzimi, è di basilare importanza per la salute.
La carne ha pure moltissimi enzimi, ma solo all’interno dell’animale vivo e pimpante.
Quando egli viene ammazzato, i soli enzimi che rimangono attivi sono quelli della disintegrazione e della putrefazione.
Essi rappresentano il solo bio possibile, di quelle che vengono chiamate, con fariseica fantasia, carni biologiche.
La cara dolce amica frutta, all’estremo opposto, rimane la fonte inesauribile di enzimi, messaci a generosamente a disposizione da Qualcuno che ci ama, nonostante tutto.

Il fondamentale equilibrio bio-elettrico del corpo legato all’armonia acido-alcalina.
Altra scioccante rivelazione:il più potente alcalinizzante è la frutta.

Gli approfondimenti compiuti dagli anatomisti e dai gastroenterologi più accreditati hanno evidenziato il potere alcalinizzante della frutta e della verdura cruda in quanto esse, pur potendo essere acide in origine, come i limoni e le arance, si trasformano automaticamente in materiale che rilascia ceneri alcaline ed alcalinizzanti all’altezza del duodeno (zona di assorbimento dei nutrienti).

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Esattamente il contrario di quanto fanno le proteine animali (carne, pesce, latticini e uova) che sono alcaline in partenza e acidificano poi pesantemente il tubo gastrointestinale e il sangue, rivelando così tutta la loro incompatibilità e precarietà come cibo per l’uomo (da qui la definizione di tali sostanze come non-cibi, o come contro-nutrienti, da parte di tutte le scuole igienistiche mondiali).

Ultima spallata al carnivorismo: il drammatico cataclisma ossidativo.
Frutta e verdura ancora sul podio. Carne e proteine animali sul banco degli accusati.

Come se tutto ciò non bastasse, le ultime ricerche sui radicali liberi e sullo stress ossidativo, dimostrano come tali ossidazioni siano così intense e pericolose che il nostro sistema immunitario, e la nostra dotazione interna di antiossidanti corporali sono incapaci di gestire e deattivare.
Gli scienziati chiamano questo fenomeno col nome di dramma e di cataclisma ossidativo, per la grave destabilizzazione provocata al nostro organismo dai radicali liberi incontrollati, e per le conseguenti malattie, e sono alla ricerca affannosa di valide contromisure.
Il dr Ray Strand, noto medico e dietologo americano, andrebbe persino oltre Cambridge, proponendo sette pasti di sola frutta al giorno, anziché soltanto cinque, al fine di contrastare lo stress ossidativo, visto come Belzebù dei nostri tempi, ma essendo la gente di oggi talmente sporca e rovinata nel suo interno, persino quella soluzione gli sembra impraticabile.
Ciò spinge la sua clientela verso sovrabbondanti quote di antiossidanti industriali, vitamine C ed E sintetiche, coenzimi Q10 sintetici, glutatione sintetico, flavonoidi sintetici, betacarotene sintetico, polifenoli ed Omega-3 sintetici (oppure da olio di pesce e da pesci cotti), poco importa se assumere antiossidanti a vita significhi gettarsi mani e piedi nelle grinfie della droga e della dipendenza.
Poco importa, perché al medico-dietologo interessano principalmente i risultati di breve periodo, quelli che strappano l’applauso e gli fanno vendere un libro in più, e assai meno le sorti globali e di lunga gittata della gente che passa nella sua trafila mentale e metodologica.
Quello che preme dire in ogni caso è che, tutta la frutta e tutti i vegetali crudi, sono gli antiossidanti massimi presenti in natura, mentre carne-latticini-uova-pesce sono pure su posizioni massime, ma su quelle sbagliate, dato che appartengono alla categoria dei materiali più ossidanti, a quella cioè dei maggiori scatenatori di radicali liberi destabilizzanti e sballanti.
Ebbene, anche qui, nemmeno a farlo apposta, la apparentemente modesta frutta, coi suoi polifenoli e coi suoi vivaci colori, coi suoi profumi e le sue deliziose fragranze, è in testa anche come cibo antiossidante, come cibo virtuoso e amico dell’uomo, mentre latte-formaggi-carni-pesce-crostacei-uova, sono pure essi in testa ma nella categoria dei cibi antitetici ed ossidanti, quella dei nemici acerrimi dell’organismo.

Il cibo umano per eccellenza, anche in relazione ai test sul contenuto proteico del latte umano

Ma anche l’importantissimo test sulla composizione del latte della specie, ovvero quell’esame che rivela per ciascuna specie mammifera le esatte caratteristiche dell’infante prima di essere ancora svezzato, parla chiarissimo.
Il latte materno umano, quello che fa crescere e sviluppare sano e perfetto il piccolo dell’uomo, contiene una percentuale proteica e grassa inferiore al 5 percento, ben al di sotto di quella rivelata da tutti gli altri mammiferi carnivori, scimmie escluse.



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I bovini e le mucche raggiungono il 15 percento di contenuto proteico (con caseina addirittura 7 volte superiore a quella umana), siccome i loro piccoli vitellini devono raddoppiare il loro peso in 47 giorni (quando i lattanti umani raddoppiano in 180 giorni), mentre cani e lupi hanno nel loro latte un buon 30
percento di proteine (con piccoli che raddoppiano peso in 8 giorni), mentre leoni e gatti raggiungono il 40 percento proteico, raddoppiando il peso in appena 7 giorni.
Il Prof Rose che si perse letteralmente con i suoi famosi esperimenti del secolo scorso, circondato com’era da troppi topini bianchi, non avrebbe certamente commesso la gaffe storica di denominare le proteine con il termine proteine nobili, se solo avesse saputo che il latte di topo ha un contenuto proteico del 49 percento, e che il topino neonato raddoppia il suo peso nell’arco di 4 giorni.
Più che ricerca scientifica, la sua appare come una tesi grottesca atta a voler scambiare uomini con topi e viceversa, e a voler imputare le stesse esigenze e gli stessi appetiti dei ratti al genere umano.
La scienza ha smentito ufficialmente l’esistenza di queste fantasiose proteine nobili.
Ma esiste ugualmente della gente al mondo che, mangiando dei pietosi brandelli di cadavere in avviato stato di decomposizione, pensa di essere intenta a consumare delle proteine nobili.
Se Rose le avesse definite come meritavano, cioè plebee o disgraziate, avrebbe di sicuro reso un maggior servizio all’umanità.
In altre parole, la fluidità e la leggerezza del latte umano non sono dato casuale da prendere sottogamba.
Trattasi semmai della cartina di tornasole che spiega come deve essere la futura nutrizione da adulto dell’infante umano di oggi, dopo aver superato la barriera dello svezzamento, e sempre in funzione di evitare conseguenze negative per la salute.
L’alimentazione umana dovrà dunque avere le stesse caratteristiche qualitative del proprio latte, e non del latte degli altri. Come fanno del resto tutti gli altri animali in natura.
L’unica sostanza capace di rispettare alla perfezione tali caratteristiche umane è proprio la frutta.
Ed è per questo che essa viene definita il cibo degli dei, il cibo dei primati per eccellenza.
Sia ben chiaro che non intendiamo suggerire o prescrivere diete vegane a cani e gatti, e nemmeno ai topi, ma agli esseri umani, per quanto riottosi essi siano, questo sì.
Poco importa se le coalizioni del male continuano a investire enormi somme di denaro in pubblicità rivoltanti, tese assurdamente a trasformarci tutti in cani e gatti pronti a consumare il 30 percento delle nostre calorie sottoforma di proteine, o a trasformarci in topi da fogna che sognano formaggi e prosciutti da mattina a sera (Rose, Scarsdale, Stillman, Atkins e Calabrese confondono l’uomo col topo, Agatson/South Beach e D’Adamo, scambiano l’uomo per una iena, Sears/Zona equipara l’uomo al cane randagio e allo sciacallo).
Poco importa a questo punto se la differenza tra proteine richieste (5 percento) e proteine voracemente immesse (30 o 40 percento) rivela surplus proteici spaventosi che hanno causato, causano e causeranno tumori in continuazione.
E’ venuto il momento di voltare pagina e di prendere degli appunti. E’ venuto il momento per tutti di andare per la prima volta a scuola di nutrizione. Di nutrizione vera, e non di alimentazione avvelenante e dopata, sia ben chiaro.
Da queste parti, abbiamo la certezza assoluta di essere molto vicini alla verità.
In altri lidi, anche poco lontani, c’è soltanto confusione, contraddizione, addomesticamento culturale e linguaggio biforcuto.





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Le menzogne delle televisioni e le verità di Veronesi ed Einstein

Il metodo scientifico prevede sempre di fare attente osservazioni sulla natura, su come si presenta, come opera, come reagisce, come si comporta.
Definire dunque l’essere umano come un frugivoro-vegetariano non è per niente una posizione di parte, una affermazione comoda e conveniente di chi la pensa in un certo modo, ma una tesi scientifica, surrogata poi da tutte le ricerche serie e indipendenti nel campo della paleo-antropologia, della anatomia, della microbiologia, della biologia molecolare, e persino della biologia genetica.
Le recenti scoperte sui geni e la mappatura completa del genoma umano da parte di ricercatori del calibro di Peter Duesberg (colui il quale ha smontato pezzo per pezzo e ridicolizzato di fronte al mondo intero la teoria dell’Aids e dell’Hiv, ed anche il concetto della trasmissibilità di tale virus inventato), hanno confermato a caratteri cubitali la caratteristica fruttariana del genere umano.
Questa realtà scientifica e incontrovertibile dei fatti non fa evidentemente comodo a troppa gente mossa da motivazioni antitetiche a quelle cognitive e scientifiche.
Chiunque sia coinvolto direttamente o indirettamente nella produzione di sostanze e prodotti in grave contrasto con la natura umana, fa di tutto per capovolgere e stravolgere la realtà, per intorpidire le acque, per confondere la gente.
Il campo della nutrizione è quello più a rischio in tema di condizionamenti e di autentici brogli.
Sia perché gli uomini sono tanti, sia perché mangiano almeno tre volte al giorno, per cui, cibandosi pure male, si ammalano spesso e ricorrono a sostanze innaturali tipo farmaci e integratori.
Ed è qui che si innesta invariabilmente l’impero del male, l’impero del soldo a tutti i costi, che coinvolge allevatori di bestiame, industrie di lavorazione e trasformazione della carne, ristoratori e cuochi non all’altezza del loro compito di educare a mangiare bene e sano, industrie chimiche e farmaceutiche, industrie conciarie, fabbricanti di cibi e bevande malsane, e via discorrendo.
Ecco dunque dove scatta la molla della controinformazione, la perversa spirale del martellamento ideologico tramite i mass-media televisivi che entrano nelle case senza nemmeno dover bussare, armati di tutto punto.
Dieci menzogne nella mano destra e 5 insabbiamenti in quella sinistra, e una irresistibile voglia di imbrogliare la gente a pagamento, portandola a consumare più carne e più proteine.
Il 30 percento dei tumori è causato dall’alimentazione truffaldina e a base di proteine della carne e del latte, esaltata a pieno regime da ogni canale televisivo, mentre solo il 5 percento deriva dai fattori ambientali.
Lo scrive Umberto Veronesi sull’ultimo numero di Grazia. Aggiunge pure che i terreni coltivabili sottratti all’agricoltura, e riservati al foraggio e all’allevamento di 3 miliardi di animali in catene, tolgono cereali preziosi per sfamare milioni di persone e che, tra non molto, rinunciare alla carne non sarà più solo una scelta opportuna, ma obbligata.
Anche perché, come diceva Einstein, gli uomini potranno sopravvivere solo se adotteranno una dieta al cento per cento vegetariana.

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